Il ciclo di vita delle imprese famigliari è un cammino indipendente dalle dinamiche delle altre tipologie di aziende, perché come la nascita e la vita sono molto particolari e diverse, anche la vita dell’azienda attraverso le sue varie fasi, affronta problemi che vanno aldilà del mondo economico,cioè legati alla capacità dell’imprenditore e ai suoi valori e soprattutto problemi legati alle nuove generazioni dei futuri imprenditori.
E’ empiricamente dimostrato che solo circa il 20% delle imprese riesce a passare dalla prima alla seconda generazione e solamente il 10% alla terza. La stragrande maggioranza delle imprese famigliari non sopravvive oltre la terza generazione. Molte imprese chiudono o vengono cedute. Il punto di rottura, in alcuni casi, è collocato in quarta generazione.
Vediamo le diverse fasi che vive un’impresa famigliare; superata la fase di fondazione e risolti i problemi di sopravvivenza e di primo sviluppo dell’azienda, il passaggio dalla prima alla seconda generazione costituisce il momento forse più critico nella vita di un’impresa famigliare. Di quel10% di imprese famigliari che, non giungono alla terza generazione la maggioranza muore nel passaggio dalla prima alla seconda.
In considerazione di ciò, si analizzeranno le principali fonti di minaccia alla sopravvivenza
dell’impresa.E’ frequente in questa fase la nascita e la concomitanza di tre fenomeni che ne minacciano la sopravvivenza e rendono necessario un profondo processo di rivitalizzazione della formula imprenditoriale.
La maturità delle aree strategiche di affari è in buona parte legata ad una serie di variabili fra cui il tipo di prodotto, le caratteristiche dei mercati, l’andamento della contingenza, etc..
E’ noto che fra le caratteristiche di queste imprese vi è una particolare carenza di risorse finanziarie che, rendendo difficile l’accesso a risorse tecniche avanzate, fa sì che l’evoluzione sia più lenta ed il numero di innovazioni inferiore.
Inoltre, una certa tendenza delle imprese famigliari di prima generazione ad operare su mercati di dimensione locale, le espone maggiormente sia al rischio di saturazione della domanda che alla pressione della concorrenza.
A ciò si aggiunge il fatto che di solito queste imprese operano su una sola area di affari o, al più, su poche aree di affari strettamente relazionate fra loro. Maggiormente esposte ai rischi di declino dei prodotti e di saturazione dei mercati, meno dotate di risorse per tenere il passo con la tecnologia, le imprese famigliari di prima generazione si trovano molto spesso ad avvicinarsi al passaggio verso la seconda generazione con una formula imprenditoriale non più adeguata alle sue esigenze
competitive. Questa situazione, già critica sotto il profilo strategico, si accompagna, di solito, con la presenza di un management ormai inadeguato alle esigenze di rivitalizzazione della formula imprenditoriale espresse dall’impresa.
Di contro, la diminuzione nel tasso di crescita del fatturato dovuta all’ingresso nella fase di maturità,unita alla circostanza dell’imminente ingresso della seconda generazione nell’impresa, fa si che non si produca per un lungo periodo di tempo l’inserimento di alcuna nuova figura manageriale all’interno dell’impresa. Come conseguenza di ciò, l’impresa famigliare, in questa fase della sua vita in cui necessità di risorse professionali in grado di sostenere e sollecitare l’imprenditore nella rivitalizzazione della formula imprenditoriale, si trova, a disporre di una classe dirigente costituita da specialisti funzionali, di età compresa fra i 50 ed i 60 anni, le cui capacità professionali si trovano pertanto, a loro volta, in una fase di maturità che si avvicina a quella del declino. La situazione, già critica, è ulteriormente aggravata dall’influenza esercitata dall’insorgere di
cambiamenti nel sistema dei bisogni, delle motivazioni e delle capacità dello stesso fondatore.E’ frequente che il fondatore, con l’avvicinarsi della fase terminale della sua carriera lavorativa,dopo aver dedicato per oltre un ventennio ogni sua risorsa professionale e finanziaria all’impresa, si confronti con l’esigenza di rendere la sicurezza economica propria e della sua famiglia indipendente dall’andamento dei risultati economici prodotti dall’impresa. In una simile circostanza, non è affatto raro che l’imprenditore sviluppi una tendenza a destinare una quota rilevante degli utili provenienti dall’impresa alla realizzazione di un patrimonio complementare.
E’ altrettanto frequente che, per il crescere della famiglia e per la necessità di mantenere un tenore di vita adeguato allo status sociale difficilmente conquistato, l’imprenditore si trovi, in questa fase della sua vita, nella necessità di disporre per la propria vita privata di una maggior quantità di denaro che non nel passato.
I due fenomeni coincidono peraltro con un certo declino delle sue capacità professionali, della sua propensione all’innovazione, della sua capacità di adattare la formula imprenditoriale alle nuove esigenze imposte dal gioco competitivo, che si accompagnano tuttavia ad una certa resistenza a passare il testimone alla seconda generazione.
E’ evidente che le tre circostanze sopra delineate:
- maturità della formula imprenditoriale;
- declino delle capacità manageriali espresse dall’impresa;
- mutamenti nella sfera degli obiettivi e delle necessità del fondatore e della sua famiglia;
esercitano sull’imprenditore pressioni contrastanti, considerato che le necessità di rivitalizzazione della formula imprenditoriale mal si conciliano con il patrimonio di risorse professionali e finanziarie, di cui l’imprenditore dispone, o che comunque può destinare all’impresa.
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“La tassa di soggiorno penalizza il comparto turistico-alberghiero ed è dannosa per l’economia, lo sviluppo e il mercato”. Elena David, presidente di Confindustria Aica, ribadisce la posizione dell’associazione italiana delle catene alberghiere rispetto all’imposta comunale sui soggiorni turistici.
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Un messaggio condiviso da Maria Carmela Colaiacovo, presidente di Confindustria Alberghi: “C’è forte preoccupazione per la nuova Imu, per la prevista rivalutazione dei valori catastali e delle addizionali che vanno ad aggiungersi ai già elevati costi che le aziende alberghiere devono sostenere”.
Le due rappresentanze confindustriali del comparto sottolineano anche i rischi: “In assenza di una valutazione complessiva degli effetti di questo inasprimento fiscale da parte dei Comuni, si rischia di affossare i conti economici degli operatori turistico-alberghieri e di indebolire la competitività del prodotto Italia”.
I numeri non lasciano spazio a nessun tipo di dubbio: questo binomio funziona!!
Un esempio su tutti: McArthur Glenn, il gruppo che per primo è sbarcato in Italia con la formula della struttura turistica dedicata allo shopping. Questo trend registra fortissimi incrementi da parte soprattutto di turisti stranieri. Secondo gli ultimi dati Istat, i consumatori russi sono aumentati del 70% rispetto all’anno precedente, quelli cinesi del 91%, quelli coreani del 94% e quelli brasiliani del 56%. Inoltre le vendite fatturate nel 2011, nei centri italiani specializzati per questo trend, sono state realizzate dai viaggiatori internazionali. Sono in aumento esponenzialmente le offerte di operatori turistici che affiancano alla visita delle bellezze italiani, momenti dedicati allo shopping, non troppo distanti dai centri d’interesse della zona. Cosi come gli investimenti in megacentri per acquisti in tutta la penisola, principalmente in zone votate al turismo. A cominciare dal Sud, terra ancora aperta a nuovi insediamenti. Dopo il Sicilia Outlet village, che ha appena festeggiato un anno di attività, i progetti guardano a Caltanisetta, con il progetto Kalt Center 23 mila metri quadri di centro commerciale, accerchiato da numerose strutture ricettive. Risalendo in centro Italia, nascerà a Livorno il progetto Porta a Mare, la ristrutturazione di una parte del Waterfront che sviluppa una delle tendenze verso le quali si sta evolvendo il sistema villaggio commerciale. Il concept comprende, infatti, un progetto misto fra spazi commerciali, case vacanze, uffici, infrastrutture turistiche. Sempre sul mare, ma il Liguria, a La Spezia, debutterà nei primi mese del 2012 il centro le Terrazze, con 38 mila 600 metri quadri di spazi commerciali e un approccio che dichiaratamente vuole collegare le aree turistiche vicine (cinque terre e Versilia), con l’attrattiva dello shopping legata alla vacanza del consumatore.
Molti gli esempi che dovrebbero far pensare ad un nuovo trend del turismo nazionale. Il turismo può e deve essere legato allo shopping, in un sistema in cui, tutti possono guadagnare, dall’albergatore, al commerciante, passando per il consumatore stesso. Creare una destinazione turistica vuol dire anche questo. Oggi giorno non è più pensabile di riuscire a promuoversi da solo. Ricordate sempre il detto: l’unione fa la forza!!!!
Andrea Serafini - GP.Studios
Al giudizio dei lettori il nuovo testo sul marketing del turismo, scritto da Giacomo Pini un esperto con oltre venti anni di esperienza nel settore, “ Il nuovo Marketing del prodotto Turistico” edito da Franco Angeli, si posiziona sul mercato di settore come un riferimento per tutti gli albergatori che credono nel loro prodotto e che vogliono restare competitivi in un mercato che cambia velocemente.
Il testo è ricco di case history, e affronta tutte le tematiche : dall’analisi degli scenari competitivi all’attenzione verso il consumatore passando per la strategia, è pensato e scritto per creare valore aggiunti e spunti pratici per gli utenti.
Altro dettaglio; la prefazione è a cura di Andrea Babbi amministratore delegato APT servizi Emilia Romagna, una garanzia in campo di competenze legate al turismo.
Per info e prenotazioni copie:
info@gpstudios.it
Tariffe bloccate se non in leggero calo nel mese di febbraio per gli hotel italiani. Questo il dato che emerge dall’indice prezzi tHPI di Trivago. I minimi sono stati toccati a Palermo e Napoli, che hanno segnato una flessione dell’8 e del 6% sui prezzi per camera.
Stabile Roma che ritocca dell’1 per cento i prezzi degli hotel; un soggiorno nella Cittá Eterna si attesta sui 104 euro a notte. Aumento dei listini alberghieri a Venezia e Milano, che questo mese ospitano due eventi di respiro internazionale come il Carnevale e la settimana della moda. In pieno trend stagionale le tariffe nelle località montane. Impennata delle tariffe a Madonna di Campiglio, dove un soggiorno a febbraio costa in media 351 euro, che spodesta Cortina dove le tariffe si fermano a 331 euro a notte. Listini elevati anche a Courmayeur (282 euro) e Selva Val Gardena (274 euro). Tariffe albeghiere in aumento a Sestriere (176 euro) per un +40%, e a Folgaria (147 euro) a +25%.
Ampliando lo sguardo all’Europa, i prezzi mostrano una tendenza alla crescita. Ginevra rivede verso l’alto i listini del 10% e si conferma la destinazione piú cara d’Europa, con un prezzo medio di 239 euro per camera doppia standard a notte. Boom delle tariffe a Barcellona, dove i viaggiatori pagano questo mese per un pernottamento 122 euro (+27%). Londra (172 euro) ritocca i prezzi degli alberghi del 6 per cento, mentre Parigi, in controtendenza, segna un -2%: una notte nella capitale francese costa in media 156 euro a febbraio.



