giu 17
Alcuni ricercatori della F.A.O. hanno affermato che, in termini di fabbisogno/consumo alimentare globale, continuando in questa direzione e a questa velocità, una delle poche strade percorribili sarà quella di nutrirsi di insetti.Senza preconcetti, credo che il gap culturale sia lungi dall’essere colmato; ci troviamo di fronte ad un blocco psicologico.
Prendiamo ad esempio un’aragosta, rappresenta per noi il cibo pregiato per eccellenza, se la offriamo però ad una persona che non la conosce, penserà di trovarsi di fronte ad una cavalletta gigante! Gli esempi ed i paragoni si sprecano: mangiamo lumache, perchè non vermi? E ostriche e cozze allora? Non fanno forse ribrezzo se le guardiamo con altri occhi? Anche sorvolando su crostacei e molluschi il panorama rimane ampio.
Infatti riusciamo a mangiare cibi come trippa, cervello, lingua e sangue cotto. Mangiamo culi di pollo, palle di toro, musi, orecchie e zampe di maiale, ma ci blocchiamo di fronte ad un simpatico e croccante grillo! Alimento che, a livello nutrizionale può essere messo allo stesso livello della carne ma, a differenza di questa può essere prodotto in maniera del tutto sostenibile.
In molti paesi del mondo (Cina, Messico, Africa equatoriale, sud-America e sud-est Asiatico) nutrirsi di insetti è un fatto radicato nella cultura popolare, in altri è in via di sviluppo. In Thailandia ad esempio, in seguito ad un’invasione di locuste avvenuta circa quindici anni fa, il governo fece diramare un comunicato che invitava la popolazione a nutrirsene, proponendo dei metodi per imparare a cucinarle. Il risultato? Molti contadini convertirono con successo la propria azienda, trasformando i campi in allevamenti di locuste da immettere nella filiera alimentare.
Tornando al nostro blocco ed alla difficoltà nel superarlo, credo che ci si trovi di fronte ad un bivio: da un lato la scelta ci porta verso un consumo coatto, inconsapevole, di una gamma infinita di junk-food, di un cibo nè buono, nè pulito e nè tantomeno giusto. Un cibo che purtroppo, con il benestare del nostro governo, inoltre, nuoce pure alla salute (in Italia un bambino su cinque presenta problemi di obesità). Dall’altro lato invece ci si prospetta una scelta che, oltre che salutare, è in primis una scelta etica, che ci porta verso un consumo consapevole ed ecosostenibile.
In questo senso la dieta vegetariana e quella vegan rappresentano una valida risposta alla questione, in quanto, se gli onnivori dei paesi industrializzati rinunciassero, almeno in parte, al consumo di carne (per produrre un kg di carne servono circa sei kg di cereali), il rapporto fabbisogno/consumo sarebbe molto più equilibrato con notevole miglioramento dei problemi connessi all’inquinamento. Daltrocanto questo non è sufficente dal punto di vista etico, anche vegetariani e vegani dovrebbero fare attenzione a ciò che aquistano: a volte si evita lo sfruttamento animale non comperando la carne o il miele, ma si ignora lo sfruttamento umano comperando i pomodori o le banane.
Autore: Massimiliano Arer, chef della Locanda delle Tre Chiavi di Isera (TN), specializzato in cucina vegetariana e filiera corta

