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Le unioni di prodotto: un nuovo modo di fare marketing Turismo a Bologna: crisi o semplice “pigrizia”?
lug 20

Oggi, cari albergatori e ristoratori, desidero offrire una goccia di rinnovato ottimismo al nostro settore.

Ebbene, nonostante la più volte ormai sbandierata crisi, resta ancora forte l’appeal della destinazione Italia sui mercati esteri ed è in cima alle classifiche delle mete di viaggio più desiderate dai turisti di tutto il mondo.

Ben 8 turisti su 10 sognano un viaggio nel Belpaese, secondo quanto emerge da un’indagine Unioncamere-Isnart realizzata in collaborazione con l’Osservatorio nazionale sul turismo.

Si pensi che, nel 2009, un viaggio in Italia è stato richiesto all’80,9% dei tour operator europei (con uno share sul loro fatturato totale del 33,3%) ed all’89% di quelli statunitensi (con uno share sul loro fatturato totale pari addirittura al 50%).

Tali dati dunque sembrano molto incoraggianti per il marchio Italia, anche in prospettiva di una probabile ripresa del turismo già dal 2010, ma esiste un problema: pensate che tali progetti di viaggio in Italia, si trasformano in pacchetti venduti solo nel 34% dei casi, quindi ne consegue che lo share sul fatturato dei tour operator del prodotto venduto è circa la metà di quanto viene chiesto.

Recentemente, il nostro governo ha nuovamente istituito un Ministero del Turismo e si sta cercando di rivitalizzare il brand Italia a livello promozionale; quali altre soluzioni per il comparto ritenete adatte per poter cercare di aumentare il tasso di conversione delle richieste di prenotazione sull’Italia provenienti dai mercati esteri?

Luca Sconfienza

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